head2
News Chi siamo Foto / Video SEDI Contattaci Segui il blog




Intervista a Manu Pes

Manu Pes è considerato uno dei migliori chitarristi hard rock/Heavy Metal della Sardegna, negli anni ha militato in tante formazioni e registrato diversi dischi. E’ per noi un piacere intervistarlo per il nostro Blog!

 

  • CIao Manu, benvenuto al Bateras beat Blog, presentati ai nostri lettori.

Salve a tutti e grazie per questa intervista, sono onorato!

  • Sei considerato uno dei migliori chitarristi hard rock della scena isolana, quando e come hai iniziato a suonare?

Grazie del complimento! Beh, innanzitutto anche se oggi suono la chitarra, il mio primo approccio con uno strumento è stato con la batteria, ed eravamo a metà anni ’90. La musica è stata la mia migliore amica fin da quando ero piccolo, in fondo sentivo di doverla creare, ma non sapevo neanche da dove cominciare. È stato un po’ per caso che ebbi l’occasione di partecipare a dei corsi di batteria, organizzati nell’oratorio del mio quartiere. Eravamo in tanti, solamente dei ragazzini, e potevamo suonare per pochissimi minuti a testa una volta a settimana, lo stretto necessario per farci capire come funzionasse questo strumento. Comprai delle bacchette e iniziai a “suonare” tutti i giorni battendo sulle mie gambe, esercitandomi a trovare a orecchio svariati pezzi: molti erano brani degli album anni ’90 dei Black Sabbath, ma lo facevo anche con alcune canzoni di Nevermind dei Nirvana. È in questo modo che incominciai a far parte di alcuni gruppi, dove si suonava tra amici, e potei mettere a frutto le nozioni imparate all’oratorio.

Oggi può far sorridere, ma in quegli anni gli oratori erano posti in cui ci si dava parecchio da fare per aiutare i ragazzi; in quegli stessi anni però me ne dovetti allontanare, dato che il clima di sospetto nei confronti dei metallari si faceva pesante. Tutti ormai conoscevano Marilyn Manson, e i vari personaggi controversi del Black Metal brucia-chiese, e il pregiudizio era dietro l’angolo.

Col tempo iniziai a sentire che qualcosa mancava: nonostante fossi il batterista in alcuni gruppi, potevo effettivamente suonare solo poche ore a settimana, e sentivo che non era più abbastanza. Così scelsi la chitarra, l’unico strumento con cui potevo suonare tutti i giorni, sempre e ovunque. Non era nelle mie intenzioni diventare un bravo chitarrista, e onestamente non so nemmeno dire come ho fatto ad imparare. Semplicemente prendevo la mia Fender acustica, e la suonavo. E pensare che i prof alle medie mi dicevano che ero negato per la musica!

  • Hai militato in numerose band negli anni quali sono quelle di cui hai un ricordo migliore?

Uno dei ricordi più belli è legato al mio periodo da batterista, quando entrai a far parte degli Sweet Abysses. Era una band doom metal, in cui dovetti sostituire un amico per un anno. Non doveva essere una soluzione a lungo termine, cosa per cui molti storcevano il naso e rifiutavano. Io invece pensai che fosse una occasione perfetta per fare esperienza e accettai; infatti fu un gran bel periodo per me. Mi dispiacque solo che questo gruppo validissimo non riuscì mai a realizzare qualcosa di concreto e finì per sciogliersi, un classico da queste parti.

  • Hai registrato le chitarre per l’ ultimo disco della band storica ROD SACRED, puoi dirci qualcosa di più a riguardo?

Posso dire questo: inizialmente mi contattarono perché erano nella m*rda più totale! Avevano in ballo un contratto discografico che garantiva loro la pubblicazione del nuovo album con incluso il disco storico d’esordio, ma erano in ritardo con la consegna delle registrazioni, o meglio le registrazioni stesse erano in ritardo, essendo rimasti a corto di chitarristi. Tutto ciò metteva a rischio questa importante occasione. Io ero interessato, ma fui chiaro da subito: se volevano me, mi avrebbero dovuto aspettare per un po’, ma date le loro necessità erano liberi di rivolgersi a qualcun’altro. Io infatti, in quel momento ero già al lavoro sul disco della mia band, avevo già ingaggiato il turnista e affittato il suo studio di registrazione, e non potevo mollare il mio progetto a metà, o dividermi tra queste due cose contemporaneamente. Nel frattempo c’erano altre cose che si sommavano: il lavoro, le lezioni di chitarra coi miei allievi, e un periodo molto duro in cui il mio cane, di ben 15 anni, aveva bisogno di continue cure e attenzioni. Tutto ciò faceva di me la persona meno adatta a unirmi a un’ulteriore progetto: nonostante tutto, insistettero ugualmente e, senza scendere nei dettagli, alla fine riuscimmo a registrare le tracce, con in vista la possibilità di entrare a far parte del gruppo nel momento in cui sarei stato meno impegnato. In seguito ho preferito ridefinire le mie priorità, ma in ogni caso sono stato molto contento che, pur con tutti i sacrifici, siano andati avanti, e auguro loro di continuare così!

  •  Tempo fa hai registrato il tuo primo disco solista, come è stata la risposta del pubblico? Quando pensi ne farai un altro?

Innanzitutto premetto che il pubblico qui è fatto di musicisti e di persone che fanno parte della scena musicale, e mi dispiace dirlo ma la verità è che in tanti, anche molte persone a me vicine, hanno preso le distanze già nel momento in cui iniziavo anche solo a progettare di intraprendere questa strada. Nonostante la dose di indifferenza, questo lavoro mi ha dato anche, e soprattutto, la possibilità di conoscere nuova gente, ed è proprio da queste persone che ho ricevuto dei feedback molto positivi. Ho inziato a insegnare, ho potuto collaborare con musicisti di un certo calibro; primo tra tutti è proprio Raphael Saini, che ho sempre stimato molto. Questi risultati per me valgono come una rivincita personale, è stato un po’ come riprendere da dove avevo lasciato, quando nel 2002 stavo per fare proprio con lui il mio primo disco strumentale, fermato soltanto dalle mie mani, massacrate dal lavoro che allora svolgevo. Per anni non mi ritenni abbastanza in forma da riprovarci, ma da allora tutto si è evoluto, e le idee hanno continuato a crescere. Al momento devo dire che ho tantissimi spunti e del materiale che sono in fase di sviluppo. Mi riferisco soprattutto ai Last Melody, la mia band, che in pratica è un’altra estensione di me stesso e della mia musica. Il prossimo lavoro avrebbe dovuto essere già là fuori adesso, avevo progettato di completarlo a fine 2016, e in effetti tutte le tracce erano pronte e già registrate. Mancavano solo le sessioni per la voce, ma ci sono stati dei problemi col cantante. E dopo un anno di tempo, energie e soldi spesi per realizzare questo progetto, al momento è in attesa di un cantante degno di cantarci sopra. Intanto, per rimediare a questa delusione, abbiamo un singolo pubblicato di recente, “Bewitched”, e del nuovo ulteriore materiale è in corso di realizzazione.

  •  Cosa ne pensi della scena musicale Sarda ? Quali sono le cose che cambieresti?
Considerato quanti eventi di ogni tipo vengono proposti, tra concerti di grandi band, clinic dedicate alla chitarra, alla batteria, alla voce, fatte con grandi personaggi, penso proprio che la scena musicale sarda sia meravigliosa. Non si può certo dire che qui in Sardegna non venga organizzato mai qualcosa di interessante! Più in generale, si può sempre contare su un vasto assortimento di tribute band, che sembrano andare per la maggiore tra il pubblico. Non mancano gruppi che suonano musica propria, validissimi e interessanti, che si guadagnano una certa fetta di pubblico anche loro. Ce n’é per tutti i gusti sicuramente!
Ah e poi ci sono i social, dove c’è una scena musicale a parte: ci si possono trovare soltanto i migliori critici, recensori e opinionisti dell’ambiente! Dei quali però non si capisce esattamente quali siano le competenze musicali.
Sia come sia, per me cercare di cambiare qualcosa a riguardo, significherebbe cercare di cambiare le persone. Il contesto è un ambiente adulto, e non sono qui per dire agli altri come dovrebbero comportarsi. Io credo che ognuno sia l’artefice del proprio destino, e in questa prospettiva tutte le cose vanno come devono andare: per me non c’è niente da cambiare.
  •  In quali progetti musicali sei coinvolto in questo momento?

Al momento, come dicevo prima, sto concentrando i miei sforzi per mandare avanti il mio gruppo, i Last Melody. Spesso ricevo anche delle proposte per suonare cover e per delle tribute band: la cosa mi lusinga e devo dire che in certi casi ci sarebbe da guadagnarci. Però ora come ora mi sento più appagato nel fare la mia musica, e nell’insegnare chitarra.

  • Cosa dobbiamo aspettarci in futuro da te?

Per quanto riguarda il futuro, quel che è certo è che continuerò a suonare e a comporre la mia musica. Probabilmente le prossime uscite saranno i brani dei Last Melody a cui sto lavorando. Proprio riguardo a ciò, voglio approfittare di questa occasione per ringraziare il vostro direttore Raphael Saini, perché per merito suo ho la possibilità di esprimermi musicalmente al massimo: con lui, in breve tempo riesco a realizzare tutto quello che mi passa per la testa. Con queste premesse, penso che ci sarà da aspettarsi della bella musica! Un saluto ai lettori, e un grazie a Bateras Beat Sardegna per questa intervista!

 

 

Intervista a JACOPO VOLPE batterista di SALMO e VANILLA SKY

In occasione delle sue 2 masterclass in terra Sarda abbiamo fatto 2 chiacchiere con Jacopo Volpe, attuale batterista del rapper SALMO e della band VANILLA SKY.

  • Ciao Jacopo come vanno le cose?

Ciao a tutti! Qua tutto bene, spero anche voi.

  •  Hai attualmente uno dei ‘gig’ più grossi in Italia: come sei finito a suonare con Salmo? puoi raccontarci come sei subentrato tu alla batteria?

Anni fa mi trovavo con i Vanilla Sky a suonare in Sardegna e suonammo insieme ai Dealma. All’interno dello show dei Vanilla avevo un piccolo “solo” dove mi ero costruito una base musicale con risvolti hip-hop, dubstep, dnb. Dopo l’esibizione mi ritrovai a parlare con i ragazzi della band ed è uscito il nome di Salmo. Un paio di loro mi dissero di conoscerlo ed io risposi loro che lo stimavo molto ed avrei suonato volentieri per lui. Fatto sta che tornando a Roma decisi di registrare una drum cover di una posse track dei ragazzi della Machete con dentro anche Salmo. Postai il video sui vari social e si creò un discreto hype intorno al video e quindi decisi di chiedere un contatto più diretto per arrivare a Salmo. Ottenuto il contatto, gli scrissi dicendogli che mi avrebbe fatto molto piacere collaborare, magari live e lui mi rispose che la band per il tour era già stata fatta ed erano già in sala prove a preparare il tour, ma che comunque un modo di collaborare nel tempo l’avremmo trovato. Fatto sta che io continuai a suonare con i Vanilla e poi iniziai collaborazioni studio e tour con artisti del mondo hip hop: Coez e poi il duo Gemitaiz e Madman. Nel corso del tempo iniziai ad incontrare Salmo in giro a qualche serata e ci scambiammo qualche messaggio fino a quando ad inizio del 2016 mi scrisse dicendomi che stava rifacendo la band per il nuovo tour e che sarebbe stato entusiasta ad avermi come batterista. Il resto è storia documentata 🙂

  • Cosa puoi dirci riguardo la reunion dei vanilla sky? sarà difficile incastrare le loro date con quelle di Salmo?

La reunion dei Vanilla Sky nasce dalla volontà di tutta la band, dopo qualche anno lontano dai palchi italiani, di tornare a suonare nel nostro paese, in occasione del decennale dell’album “Changes” che ha segnato il momento migliore della band. Non credo sarà difficile incastrare le date, perché in entrambi i casi le organizzazioni dei vari tour, si stanno muovendo per tempo e si eviteranno accavallamenti.

  • Hai studiato con tanti maestri sapresti elencarci e raccontarci cosa hai imparato da ognuno di loro?

Ho avuto modo di studiare con molti maestri diversi, specialmente quando ero più piccolino. Inizia con Andrea De Petris a 4 anni. Non riuscivo neanche ad arrivare ai pedali, ma lui riuscì lo stesso ad impostarmi sullo strumento. Successivamente iniziai a studiare con Francesco De Chicchis, un piccolo periodo con Maurizio Boco che dopo pochissimo tempo mi lasciò nelle mani del suo alunno prediletto: Roberto Pirami. Con Roberto si apre una storia bellissima e soprattuto si instaura un rapporto d’amicizia, che coltiviamo tutt’ora. Con Roberto ho studiato dai 9 ai 13 anni e poi dai 19 ad oggi. Roberto oltre ad essere un maestro preparatissimo dal punto di vista tecnico, nel corso del tempo ha fatto un grande lavoro nella mia testa, cercando di sbloccare dei meccanismi che a volte mi rallentavano e sopratutto è riuscito a darmi un metodo di studio, che per un ragazzo scolasticamente indisciplinato come me, non era facilissimo. Nei periodi in cui non ho studiato con Roberto, ho fatto qualche lezione con Cristiano Micalizzi, dal quale ho imparato moltissimo sotto il punto di vista del timing e della pulizia, sopratutto in studio. Ho avuto una piccola parentesi di due mesi di studio al Drummers Collective di New York, dove ho avuto il piacere di confrontarmi con insegnanti d’oltreoceano come Jason Gianni e Peter Retzlaff, che mi hanno trasmesso tanto. Il primo molto ferrato su poliritmie e tutto il mondo dei chops, ed il secondo è un cultore della dinamica e della pulizia del suono.

  • Cosa stai studiando attualmente?

Attualmente stando molto in giro in tour, non ho la possibilità di mettermi lì seduto a studiare quanto vorrei e dovrei. Diciamo mi limito molto ad un po’ di routine tra rudimenti vari, indipendenza degli arti, incastri etc. Sto cercando di imparare e rubare molto da tutte le persone con cui condivido il palco nei vari festival e nei momenti di relax cerco di aiutarmi un po’ col web, surfando su youtube, alla ricerca di nuove ispirazioni. Ultimo ma non ultimo, cerco nei momenti liberi di andare a vedere concerti, jam session o anche condividere esperienze con altri colleghi. Credo che anche questo sia un ottimo metodo di studio.

  • Come é cambiata la tua carriera da quando suoni con salmo?

Tantissimo. Ville, eccessi e macchine veloci!!! Scherzi a parte ovviamente la mia carriera è cambiata in meglio. Ho molti più occhi addosso e sicuramente è un bigliettino da visita importante, vista la grandezza dell’artista in questo momento. Oltretutto Salmo stesso, da grande fan della batteria mi mette sempre in primo piano e mi lascia un sacco di spazio.

  • Come ti prepari per un tour?

Cerco di prepararmi al meglio gli arrangiamenti, anche se storicamente per metterli a punto servono sempre un paio di date. Cerco anche di prepararmi fisicamente per affrontare al meglio le fatiche del tour, sia sul palco che sopratutto nella vita on the road.

  • E’ stato difficile replicare le psrti di batteria di Travis BARKER?

E’ stato un trip psicologico abbastanza duro. Ovviamente la paura iniziale era quella di non soddisfare le aspettative di Salmo in primis e di tutti i suoi fan. E’ stata una grandissima responsabilità. Più che l’aspetto tecnico delle parti, mi spaventava molto di più ricreare l’intenzione ed il flow di un altro batterista. Se in più ci metti che il batterista in questione è un personaggio del calibro di Travis Barker, le responsabilità aumentano.

  • Cosa c é da aspettarsi dalle tue clinic in Sardegna?

Spero di trasmettere e comunicare al meglio quelle che sono le mie esperienze, soprattutto live. Non sarò assolutamente quello che si metterà a spiegare un paradiddle o parlerò a fondo di tecniche, esercizi e varie, ma preferisco affrontare altri aspetti che spesso nessuno ti spiega, come la prontezza nel risolvere certi disagi live, la preparazione di un live, l’interazione con i computer e le sequenze, l’utilizzo dei trigger e l’arrangiamento di brani originariamente concepiti con drum machine o batterie programmate.

  • Concludi come meglio credi

Non vedo l’ora di venirvi a trovare nella vostra bellissima terra, che mi regala sempre grandi momenti. Spero di riuscire a trasmettervi al meglio tutta l’esperienza accumulata in questi anni e spero sopratutto di catturare la vostra attenzione con quello che sarà il mio set.

 

BATERAS BEAT INTERVISTA JOE PERRINO

BATERAS BEAT INTERVISTA JOE PERRINO

Bateras Beat Blog inizia la sua avventura  intervistando
una icona vera e propria della musica Sarda: JOE PERRINO ( “Joe Perrino & The Mellowtones”,  “Grog ” ,”Elefante Bianco” etc etc).
  • Ciao Joe benvenuto al Bateras Beat Blog, come vanno le cose?

 

Attualmente molta carne al fuoco , preparazione mini new cd grog x la Minotauro – in attesa uscita ” canzoni d”amore a mano armata ” Joe and Missy mio new project – riattivato progetto operaio romantico – tour nazionale del prog, storie di vita mala all’ interno del sound for Social ( concorso band emergenti europeo di cui noi siamo testimonial)
  • Non possiamo non chiederti qualcosa riguardo la reunion degli Elefante Bianco? C’è da aspettarsi qualcosa oltre il live alla cueva?
Un atto dovuto ai nostri fan che abbiamo lasciato in silenzio senza un saluto, poi ci sarà l’ uscita di un cofanetto con i due cd più inediti … Poi chissà….
  •  Sei stato coinvolto in tantissimi progetti musicali, a cosa stai lavorando in questo periodo?
Risposto nella prima… anzi dimenticavo sto lavorando insieme ad una squadra di artisti ad un film documentario sui detenuti sponsorizzato dalla fondazione di Sardegna (banco di Sardegna) e registrare in una vecchia casa campidanese in live lavoro operaio romantico.
  • 4) Come vanno le cose in Casa Grog? State lavorando al disco nuovo?
In casa grog si vola contratto con Minotauro Records x prox cd un sacco di ospiti importanti e tanto live Siamo anche in un fumetto di un disegnatore x la Marvel
A proposito ormai son legato a doppia mandata con Bateras Beat visto la collaborazione prima con raff Saini ottimo batterista e sopratutto amico , e due suoi collaboratori ormai miei soci nei grog Marcello Capoccia bassista roccioso ” un tank”  e Gabriele da me sopranominato Philty animal Lobina un bel pestatore preciso e groovoso che mi ricorda philty animal taylor dei Motorhead storici. Quindi lunga vita a Bateras infinito bacino di professionisti!!!! 
  •  Hai potuto suonare con la tua band Mellowtones di supporto ai Litfiba negli anni 80, che ricordi hai di quel periodo? Cosa pensi sia cambiato nella scena da quel tempo ad oggi?
 Si suonava tanto a quei tempi non c’era internet ma più attenzione da parte di pubblico e addetti ai lavori ora la situazione e cambiata e difficile emozionare anche xché i media cercano di inculcare a tutti cose trasgressiva standardizzate fonte inutili e la gente si abitua si stufa e tutto sembra finto .. Negli anni 80 era più genuino e sudava tanto anche il pubblico
  • segui la scena Italiana? Che gruppi ti piacciono?
non seguo più niente in particolare a meno che non capiti di scoprire band come ” blackberry smoke ” che adoro al momento il resto non so .. Ultimo nick cave e altra roba …
  •  Che consigli daresti ai musicisti emergenti?

Andare via dall’ Italia finché si è in tempo, studiare l inglese ….

  •  come vedi il futuro della musica in Sardegna?

Il futuro della musica in Sardegna sicuramente in evoluzione o autodistruzione …..

  •  Grazie per il tempo concessoci, concludi l’ intervista come meglio vuoi!

A morti Is carrognasa che è il mio nuovo motto una sorta di amuleto contro gli invidiosi di cui la madre e sempre gravida , e bateras beat merita protezione usatelo come slogan con la mia benedizione e augurio di un buon futuro a te RAF te lo meriti tutto tu e i tuoi collaboratori …… Bomba

 

 

 

 

Benvenuti nel nostro nuovo Blog!

Benvenuti nel nostro nuovo Blog: qui troverete interviste, consigli e tanto altro ancora!