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Intervista a David Folchitto

Quando si parla di batteria “metal” in Italia, uno dei primi nomi che viene in mente è David Folchitto.

Classe 1978, batterista di Stormlord, session-man per Novembre, Kaledon, e tantissimi altri. Un numero impressionante di concerti in giro per il mondo e tanti dischi incisi mantenendo sempre un atteggiamento positivo e umile. David Folchitto è un uomo di poche parole ma tanti fatti.

  1. Ciao David, come vanno le cose?

Ciao! Direi che le cose vanno benone, non posso davvero lamentarmi, la notizia in assoluto più rilevante riguarda l’inizio della collaborazione con Tama e Zildjian, due marchi che non hanno davvero bisogno di presentazioni. Non nascondo che sono davvero rimasto sorpreso ed emozionato nell’aver ricevuto fiducia da questi colossi e spero di poterla ripagare facendo del mio meglio. Un’altra grossa novità + rappresentata dal mio sito che a breve sarà online… insomma qui non ci si ferma mai!

2. Sei considerato una leggenda vivente del metal drumming Italiano, ti va di raccontarci come hai iniziato a suonare?

Oddio leggenda, non riesco davvero a sentirmi accostato a questa parola, anzi ti confesso una certa timidezza da parte mia nell’essere riconosciuto per strada dalla gente che mi dice “tu sei il batterista di questa o di quell’altra band”, sia chiaro sono cose che fanno estremo piacere anche perché per me i fans sono la cosa pių bella che una band o un musicista possa avere, perō davvero il termine leggenda non so, non mi sento una persona importante, sono semplicemente David. Per quanto riguarda il mio approccio con la batteria ho iniziato a suonare intorno ai 16/17 anni cercando di seguire i dischi degli Helloween, il power metal č stato sempre una grande passione, pensa che il mio incontro con la batteria č stato piuttosto casuale in quanto il mio desiderio era di diventare chitarrista, poi ho preso le bacchette in mano e non me ne sono pių separato! 3. Con quante band collabori attualmente? Una decina all’incirca, cerco di dedicare il tempo necessario a tutte allo stesso modo, ti confesso che vorrei davvero acquisire il dono dell’ubiquitā perché a volte capitano date in concomitanza di band diverse in posti diversi, certo in quel caso fa fede la parola data al primo dei due, ma se potessi mi farebbe davvero piacere non essere costretto a scegliere!

4. Sei stato ingaggiato dalla band storica “Novembre” per le registrazioni del loro ultimo disco, come è stata questa esperienza?

Estremanente positiva direi! Lavorare con Carmelo e Massimiliano è stato molto stimolante, sono grandi professionisti e lo hanno ampiamente dimostrato nei giorni passati a lavorare insieme, per me è stata una bella sfida mettermi a servizio di un genere distante dal mio background e al tempo stesso ereditare un posto cosė importante dietro le pelli. Le registrazioni sono andate lisce come l’olio, anche perchè i ragazzi avevano le idee estremamente chiare su come doveva suonare la batteria all’interno dei pezzi. Si sono detti molto soddisfatti delle parti, ricevere fiducia e stima da gente di questo calibro non può che fare piacere!
5. Sei famoso per la tua precisione in studio di registrazione, come hai sviluppato questa capacitā? E’ una dote innata o hai imparato con gli anni? Che consigli daresti a chi si avvicina per la prima volta ad una session in studio?
Posso dire che in studio di registrazione non ho mai avuto problemi fin dal primo disco targato Stormlord (parliamo del 1999). Quello che conta maggiormente è l’approccio mentale alla cosa. Spesso si entra in studio con un carico di responsabilità eccessivo. Si tende spesso a suonare tutto troppo forte o, ancora peggio, a suonare diversamente da come si fa di solito. Ma la via pių indicata, almeno dal mio punto di vista, è sempre quella della semplicità. Ho constatato personalmente che suonare in registrazione come si suona di solito č la via migliore per ottenere risultati soddisfacenti e in tempi relativamente brevi. Il trucco č uno solo, non ci sono trucchi. Quanto alla tensione che molti hanno quando si registra dico di non aver timore di sbagliare, al massimo si riprende da dove si č lasciato, take it easy!

6. Domanda per gli amanti del doppio pedale: che strumentazione usi e come setti i tuoi pedali?

Attualmente ho 2 doppi pedali (un Tama Iron Cobra Chrome Edition e uno standard) e 2 coppie di singoli (2 Iron Cobra e 2 DW 7000, entrambi degli anni ’90). Per quel che riguarda il settaggio ogni pedale ha un setting differente sulle molle, ad esempio i tama singoli e il doppio Iron Cobra normale hanno un settaggio pių morbido (sui singoli uso molle molto tirate ma pių lunghe), mente i singoli DW il Cobra cromato hanno una regolazione pių dura. Il mio obiettivo è di riuscire a raggiungere la stessa velocitā con 4 settaggi diversi per abituare il piede a varie tensioni. Questa cosa si è rivelata molto utile nelle volte in cui mi è capitato di suonare con pedali non miei.

7. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Musicalmente parlando siamo al lavoro sui nuovi brani di Stormlord e Screaming banshee, a breve lo saremo anche con gli Arkana Code, a Novembre partiremo in tour con gli Scuorn e da Settembre riprenderō con le scuole di musica, in tutto ciō ho in programma di fare qualche clinic, in questi giorni siamo al lavoro sul videoclip dei Gravestrone, di carne al fuoco ce n’č sempre tanta!

8. Esiste ancora il progetto three ways of metal?

Certamente! Il progetto č sempre vivo e non vediamo l’ora di poter riprendere, ultimamente non abbiamo davvero avuto il tempo a causa dei crescenti impegni di tutti e tre, ma la voglia di ricominciare e l’amicizia che ci lega da tempo ci faranno rimettere presto in moto questa creatura!

9. Qualche tempo fa hai avuto modo di aprire la clinic di Derek Roddy a Roma, come č stata questa esperienza?

E’ stato uno dei pių bei giorni della mia vita! Derek credo sia una persona speciale, con un bagaglio tecnico infinito e soprattutto una disponibilitā e un’umanitā pazzesche! La clinic si č svolta all’aperto con le batterie al centro e la gente intorno per volere di Derek. Voleva una cosa intima, un clima amichevole, voleva una famiglia di musicisti intorno a lui, la sua esibizione č durata una cosa come 4 ore, non si č risparmiato un momento, non si č tenuto dentro un’informazione che fosse una, non ha avuto segreti, ha condiviso se stesso in tutto e per tutto. Non č stata una semplice clinic, è stata una lezione di vita!

10. Concludi come meglio credi, grazie per il tempo che ci hai concesso!

Grazie innanzitutto a voi per avermi concesso questo spazio. Voglio lasciare un messaggio a chi coltiva il sogno di vivere di musica: “non abbandonate mai i vostri sogni, siate sempre contenti ma non accontentatevi, date sempre il massimo, siate umili, ringraziate sempre voi stessi per il lavoro svolto, godetevi il viaggio e non mollate mai!”

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