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Intervista a Valerio Lucantoni

Valerio Lucantoni è una promessa del drumming Italiano: in occasione dell’ uscita del primo video del suo progetto the “WORMHOLE EXPERIENCE” abbiamo fatto 2 chiacchiere con il batterista romano classe 1988. Buona lettura!  – clikkate qui per vedere il video – 

  • Ciao Valerio e benvenuto nel Blog Bateras beat, per prima cosa COMPLIMENTISSIMI per il tuo nuovo lavoro ed il tuo primo video clip!  Cosa puoi dirci sui whormhole experience? come è nato questo progetto? come sei arrivato alla formazione attuale?

Ciao Raphael, ti ringrazio per i complimenti e per il tuo gentile invito. Il progetto The Wormhole Experience nasce da un’esigenza personale di intraprendere un percorso artistico di spessore, di pari importanza rispetto a quello da batterista. Fino ai 21 anni, mi sono sempre concentrato sullo strumento, studiando moltissimo e cercando di migliorare sempre di più il mio livello. A 22 anni compiuti, ho capito che quest’ambizione non mi appagava in realtà come avrei voluto, capii che il tutto doveva essere completato con un qualcosa che mi mettesse al centro di un progetto, anche a livello compositivo. Così cominciai a buttare giù qualche idea sulle sonorità che più appartenevano al mio background musicale, come il Progressive, la Fusion ed il Metal. Arrivato alla conclusione di 3 brani, decisi di formare i The Wormhole Experience, nati inizialmente come un trio per poi evolversi in un quartetto con cui ho realizzato nel 2013, uno splin screet del mio primo singolo “Dimensional Wall”, reperibile su YouTube. Successivamente a causa di molti rallentamenti legati a cambi di line-up, ho deciso negli ultimi 3 anni, di concentrarmi nella scrittura di un vero e proprio disco autoprodotto ( Perseverance ), pubblicato a Novembre 2016.

  • Il livello tecnico tuo e del progetto è sicuramente notevole: Come hai iniziato a suonare? Con chi hai studiato? Hai frequentato qualche scuola?

Ho cominciato a suonare a 15 anni, in piena età adolescenziale, grazie alla forte influenza di mio fratello, anch’esso batterista. Dopo un anno da autodidatta, ho cominciato a prendere lezioni da Stefano Baldasseroni. Dopo aver appreso le fondamenta dello strumento in tutte le sue sfumature, ho proseguito i miei studi con Cristiano Micalizzi, approfondendo tutti gli aspetti necessari della batteria pop-rock, sia studio che live. Successivamente ho terminato il mio percorso di studi con Davide Pettirossi, analizzando lo strumento nelle sue contaminazioni più moderne. All’età di 21 anni, dopo aver vinto una scholarship per il Drummer Collective essendomi classificato al 1° posto al Croatia Drum Camp, 2011, parto per la volta di New York, dove intraprendo un intenso studio multi stilistico. Dopo l’esperienza in Croazia, tra me e Virgil è nata una piacevole e sincera amicizia, che mi ha permesso di rimanerci in contatti e di avere l’opportunità di praticare insieme a lui più volte, confrontandomi e ponendo al suo giudizio alcuni dei miei argomenti di ricerca.

  • Come è organizzata la tua routine di studio attuale? Come dividi il tempo per studiare con il tempo ad esempio per comporre o arrangiare i tuoi brani?

Come tu ben sai, essendo un performer professionista ed in più il direttore di una scuola di musica, le dinamiche che circondano la figura del musicista sono molteplici. Molte persone identificano il musicista semplicemente come un performer, ma non è più cosi. Ci sono moltissimi aspetti che un musicista deve curare, come il management, il marketing della propria musica e tante altre sfaccettature che oggi vengono svolte, nel più delle volte, dal musicista stesso. Fatta questa premessa, cerco di organizzare la mia routine nel migliore dei modi. Quello di cui provo a non privarmi mai, anche nelle giornate più impegnative, è ciò che chiamo “routine di sopravvivenza”. Consiste in un lungo warmup di single & double stroke, svolto sia con le mani che con i piedi. Di media cerco di studiare un minimo di 3 ore al giorno anche quando sono impegnato, ma non ti nego che la mia routine ideale è di almeno 6 ore. Per quanto riguarda la composizione, essendo un repertorio estremamente complesso, dedico moltissimo tempo ed attenzione alla creazione ed all’arrangiamento di un brano. Ci sono stati e ci sono tutt’ora periodi, in cui metto in primo piano la composizione rispetto alla batteria e la cosa non mi pesa affatto!! L’aspetto creativo è diventato una necessità nella mia personalità musicale.

  • Grazie per le belle parole! Come organizzi le tue giornate per studiare anche 6 ore al giorno? Potresti farci un esempio della tua giornata tipo? Come riesci a bilanciare il lato “artistico” con quello lavorativo?

Quando ho la possibilità di studiare 6 ore, distribuisco la mia giornata di studio in due sezioni, 3 ore la mattina e 3 il pomeriggio. Ogni ora è intervallata da 10 minuti di pausa. Le prime due ore le dedico alla “routine di sopravvivenza” citata precedentemente, in cui oltre che al warmup, lavoro per migliorare velocità e resistenza. Le altre 4 ore le distribuisco assegnando 1 ora per ogni idea che voglio approfondire; per esempio una coordinazione, un’ostinato ecc ecc. Non seguo uno schema ben preciso su questo. Ci sono periodi, in cui decido di approfondire alcune idee rispetto ad altre, semplicemente perchè, in quel determinato momento, percepisco il mio corpo più predisposto ad apprendere ad esempio un’indipendenza che un pattern con il doppio pedale. Per quanto riguarda la capacità di bilanciare il lato artistico con quello lavorativo, posso dirti che non è affatto facile. Questa difficoltà, parlando personalmente, si è manifestata nel dover rinunciare ad alcune situazioni lavorative per dare priorità all’aspetto artistico negli ultimi anni. Non è per nulla semplice rinunciare ad un lavoro, ma ciò mi è stato possibile grazie alla forte volontà di investire su una cosa in cui credo fortemente. Questo significa anche andare incontro a periodi difficili dal punto di vista economico, quindi non entro nel merito, giudicando le mie azioni come giuste o sbagliate. Le ritengo semplicemente delle scelte.

  • Hai citato prima come fonte di ispirazione Virgil Donati e nella tua band suoni con Marco Sfogli (chitarrista del gruppo Icefish) Come è condividere il chitarrista con Virgil? Senti la pressione del “confronto” oppure la vivi come una cosa normale?

Premetto che Virgil oltre ad essere un’immensa fonte d’ispirazione, è un amico. Successivamente al Croatia Drum Camp, dove Virgil faceva parte della commissione che mi ha premiato, è nata un amicizia che si è prolungata negli anni e che mi ha permesso di condividere con lui tante cose. Condividere un musicista in comune del calibro di Marco Sfogli, è stata indubbiamente una bellissima esperienza. Quando coinvolsi Marco nella registrazione di Perseverance, gli IceFish ancora non esistevano ( parliamo dell’estate del 2015 ), tuttavia Marco è stato il chitarrista principale di “In This Life”, quindi nel momento in cui dovette lavorare con me, si adattò perfettamente a questo stile. Ricordo che dopo aver registrato il brano mi disse: “si sente che hai mangiato pane e Virgil”. La questione del “confronto”con Virgil è una domanda a cui tengo molto rispondere. Immagina due stanze giganti, con due batteristi diversi; in una Eric Moore e in un’altra Virgil Donati. Due batteristi pazzeschi, ma con una grande differenza, uno è unico al mondo mentre l’altro no. Nella stanza di Eric Moore ci sono milioni di batteristi che per outfit, drum set e playing lo ricordano molto. Ovviamente non ci interessa entrare nella questione di chi usa il piatto più inclinato o chi suona i Gospel Chops più velocemente, il nocciolo è che ci sono milioni di batteristi che omologano quel drumming e ne fanno parte. Questo può creare uno spunto di riflessione a livello sociologico e può indurci a formulare delle domande sul perchè questo filone sia così seguito ai giorni d’oggi. È indubbiamente un drumming molto fruibile ed immediato, in più è molto di tendenza e questa può essere una chiave di lettura che non va minimamente a mettere in discussione o a giudicare la scelta di seguire questo drumming. La questione è che se guardi dentro questa stanza, l’attitudine non è quella di fare confronti o paragoni perchè il quantitativo di persone che segue questo filone è elevatissimo!! quindi la cosa non desta attenzione, passando in secondo piano. Nel mio percorso di ricerca, ho deciso consapevolmente di aprire l’altra porta, quella dove c’è solamente una persona. Dopo tanti anni di studio e sacrifici ho cominciato a seguire quelle orme, costruendo le chiavi per aprire le porte di quel drumming. Ho messo su una band che mi ha portato a realizzare il mio primo disco solista, di cui sono compositore, arrangiato e produttore, oltre che batterista. Questo mi rende estremamente orgoglioso e soddisfatto (cosa molto rara) di questo lavoro. Il problema sorge quando qualcuno, dall’esterno, guarda all’interno di questa stanza. Trovando pochissime persone al suo interno, l’attitudine più superficiale è quella del confronto e del paragone con colui che risiede in questa stanza da moltissimo tempo, non curandosi minimamente del tentativo, onorevole o meno, di percorrere una strada estremamente difficile e coraggiosa. Con questa consapevolezza sulle spalle, vivo tutto ciò con molta serenità, non penso molto alla pressione, forse perchè ho l’appoggio dello stesso Virgil.

  • Come hai intenzione di promuovere questa tua fatica discografica? Avete trovato una casa discografica? Pensi sia fattibile andare in tour con questo progetto?

Al momento un’etichetta discografica non è quello di cui necessito, anche perchè il disco è già edito e distribuito digitalmente su tutte le piattaforme. Sto lavorando duramente a creare una fan base solida che mi permetterebbe di aprire molte porte sotto tanti punti di vista. Quello che sto cercando è una Booking che sia interessata al progetto e che abbia voglia di lavorare a livello di live, quindi aperture di concerti importanti, tour ecc ecc. Penso che portare questo progetto in tour sia fattibile. Indubbiamente è una cosa molto ambiziosa, sia dal punto di vista tecnico e quindi realizzativo, sia dal punto di vista del pubblico. Nell’Ottobre 2017 ho organizzato un release party di Perseverance qui a Roma. È stato estremamente complesso portare live questo repertorio con la band, ma con una passionale dedizione, siamo riusciti a performare l’intero disco uscendone molto soddisfatti. C’è ancora molta strada da fare, sotto tutti gli aspetti che satellitano intorno ad un progetto del genere. In virtù di ciò, fortunatamente al momento ho molta energia da convogliare e voglia di scrivere nuova musica.

  • Grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità: in bocca al lupo per il futuro!

Grazie a te Raphael per l’ospitalità ed un grande saluto a tutti gli amici di Bateras Beat

 

Rimanete in contatto con Valerio attraverso questi link:

https://www.facebook.com/wormholexperience/

 

 

 

 

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Intervista a Mariangela Demurtas

Tim Tronckoe photography

Bateras Beat Sardegna intervista Mariangela Demurtas di Bitti, da poco incoronata dal quotidiano spagnolo Marca all’ottavo posto della classifica delle Donne più sexy del rock!

Ciao Mariangela, benvenuta nel blog del Bateras Beat Sardegna, come ti vanno le cose?

Ciao! Grazie per l´invito! Tutto bene e spero anche voi!

Per chi non conosce la tua storia, è giusto ricordare che sei la cantante del gruppo gothic metal norvegese “Tristania” cosa puoi raccontarci di questa esperienza?

La mia esperienza coi Tristania è stata un grande arricchimento e lo è attualmente. È stata una grande sfida per me riuscire a trovare una posizione nel mondo della musica oltrepassando gli ostacoli che una realtá isolana può importi, sia dal punto di vista geografico che culturale. Ho imparato tantissimo specialmente a livello umano e sociale.

Come è cambiata la tua vita dall’ingresso nella band?

La mia vita è cambiata parecchio perché sono entrata a contatto con altri modi di vivere incluso quello di andare in tour ed essere esposta ad attenzioni da parte di un pubblico molto vasto. È stata una fatica all’inizio per via delle differenze culturali perchè entrare in una band è come entrare in una famiglia e spesso non è come una semplice uscita al bar, ci sono molti momenti di convivenza e pochi di privacy, quindi devi arrangiarti in fretta e riuscire ad ambientarti. Avere una band è come avere un fidanzato, se non ci si capisce la storia non finisce bene! Sono fiera di essere riuscita a superare le difficoltá ed essermi integrata a loro anche linguisticamente.

Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica e al canto in particolare?

Sono sempre stata attratta dallo spettacolo, da piccola mi inventavo di tutto e scrivevo canzonette giá da piccolissima, sono quindi sempre stata creativa, ricordo che a 7 anni suonavo canzoni popolari con il flauto senza sapere esattamente le note, ma seguivo le posizioni delle dita di puro istinto. Ho sempre cantato e partecipato a gare canore, cosicchè entrai a far parte di un gruppo di teatro e mi hanno convinta a seguire quella strada.

Quali sono i/le cantanti ai quali ti ispiri e perché?

Ahhh domanda difficile, sono veramente vari e non so se oggi ancora mi ispiro a loro, quando ero piú giovane mi hanno aiutato a capire di piú sulla mia voce, ma oggi giorno mi concentro su quello che sento anche se non somiglia affatto al loro stile.

Jeff Buckley per l’emotività. Skin per la grinta, Diamanda Galas per l’introspettività, Lisa Dal Bello per la magneticità, Cris Cornell per la freschezza di una voce incondizionabile….ecc…ecc….

Tra tutte le tue esperienze e partecipazioni, quali sono gli aneddoti che ricordi con soddisfazione?

Quando sono stata elogiata da professionisti di alto livello che hanno sempre creduto in me e mi hanno spinto ad andare avanti.

Quali sono gli attuali progetti musicali ai quali stai lavorando?

A parte il mio progetto solista che al momento sta aspettando di decollare dalla pista giusta, in quanto non metal…. Ho in attivo due bellissimi progetti, uno etnico con influenze elettroniche dal nome Luminosa, e un altro piú metal del quale ancora non posso dire molto, ma sono super fiera di ció che abbiamo scritto.

Sono anche insegnante di canto, dopo anni di studio da autodidatta quest’anno ho finalmente acquisito un certificato per poter comunque abilitarmi in questa professione, ma non smetto mai di studiare. Devo essere sincera, la mia voglia di palco è molto piú forte e la mia parte artistica è quella che mi rappresenta meglio.

Quali sono i tuoi piani futuri?

Vorrei continuare a lavorare con questi progetti e magari suonare in Sardegna piú in là, continuare con il progetto solista e scrivere un album nuovo con Tristania.

Poco a poco si fa tutto…:)

Che consigli ti senti di dare a tutti i  ragazzi e ragazze che sognano di diventare cantanti? E’ indispensabile uscire dalla Sardegna per riuscire a costruire qualcosa di concreto?

Oggigiorno non è realmente indispensabile dal punto di vista artistico perché sia per via dei viaggi che costano poco e internet ci si puó preparare bene. I termini di paragone sono molto importanti, ma è giusto seguire un istinto proprio e lavorarci…lavorare duro è tutto ció che una persona deve fare, e quindi non solo pensare alla gloria futura di essere visto da tante persone, altrimenti non si arriva al cuore di nessuno. Farebbe comunque bene ai sardi un’esperienza all’estero per mettersi in gioco e crescere. In Sardegna la vita è molto piú facile che in altri posti, ed è per questo che si tende a giudicare in fretta o a sedersi in poltrona invidiando gli altri per ció che fanno. Quindi un po’ di spirito di iniziativa e di confronto, e anche di volontà potrebbero portare tanti ragazzi a raggiungere obiettivi desiderati!

Grazie Elena per questa intervista! A presto!

Intervista a David Folchitto

Quando si parla di batteria “metal” in Italia, uno dei primi nomi che viene in mente è David Folchitto.

Classe 1978, batterista di Stormlord, session-man per Novembre, Kaledon, e tantissimi altri. Un numero impressionante di concerti in giro per il mondo e tanti dischi incisi mantenendo sempre un atteggiamento positivo e umile. David Folchitto è un uomo di poche parole ma tanti fatti.

  1. Ciao David, come vanno le cose?

Ciao! Direi che le cose vanno benone, non posso davvero lamentarmi, la notizia in assoluto più rilevante riguarda l’inizio della collaborazione con Tama e Zildjian, due marchi che non hanno davvero bisogno di presentazioni. Non nascondo che sono davvero rimasto sorpreso ed emozionato nell’aver ricevuto fiducia da questi colossi e spero di poterla ripagare facendo del mio meglio. Un’altra grossa novità + rappresentata dal mio sito che a breve sarà online… insomma qui non ci si ferma mai!

2. Sei considerato una leggenda vivente del metal drumming Italiano, ti va di raccontarci come hai iniziato a suonare?

Oddio leggenda, non riesco davvero a sentirmi accostato a questa parola, anzi ti confesso una certa timidezza da parte mia nell’essere riconosciuto per strada dalla gente che mi dice “tu sei il batterista di questa o di quell’altra band”, sia chiaro sono cose che fanno estremo piacere anche perché per me i fans sono la cosa pių bella che una band o un musicista possa avere, perō davvero il termine leggenda non so, non mi sento una persona importante, sono semplicemente David. Per quanto riguarda il mio approccio con la batteria ho iniziato a suonare intorno ai 16/17 anni cercando di seguire i dischi degli Helloween, il power metal č stato sempre una grande passione, pensa che il mio incontro con la batteria č stato piuttosto casuale in quanto il mio desiderio era di diventare chitarrista, poi ho preso le bacchette in mano e non me ne sono pių separato! 3. Con quante band collabori attualmente? Una decina all’incirca, cerco di dedicare il tempo necessario a tutte allo stesso modo, ti confesso che vorrei davvero acquisire il dono dell’ubiquitā perché a volte capitano date in concomitanza di band diverse in posti diversi, certo in quel caso fa fede la parola data al primo dei due, ma se potessi mi farebbe davvero piacere non essere costretto a scegliere!

4. Sei stato ingaggiato dalla band storica “Novembre” per le registrazioni del loro ultimo disco, come è stata questa esperienza?

Estremanente positiva direi! Lavorare con Carmelo e Massimiliano è stato molto stimolante, sono grandi professionisti e lo hanno ampiamente dimostrato nei giorni passati a lavorare insieme, per me è stata una bella sfida mettermi a servizio di un genere distante dal mio background e al tempo stesso ereditare un posto cosė importante dietro le pelli. Le registrazioni sono andate lisce come l’olio, anche perchè i ragazzi avevano le idee estremamente chiare su come doveva suonare la batteria all’interno dei pezzi. Si sono detti molto soddisfatti delle parti, ricevere fiducia e stima da gente di questo calibro non può che fare piacere!
5. Sei famoso per la tua precisione in studio di registrazione, come hai sviluppato questa capacitā? E’ una dote innata o hai imparato con gli anni? Che consigli daresti a chi si avvicina per la prima volta ad una session in studio?
Posso dire che in studio di registrazione non ho mai avuto problemi fin dal primo disco targato Stormlord (parliamo del 1999). Quello che conta maggiormente è l’approccio mentale alla cosa. Spesso si entra in studio con un carico di responsabilità eccessivo. Si tende spesso a suonare tutto troppo forte o, ancora peggio, a suonare diversamente da come si fa di solito. Ma la via pių indicata, almeno dal mio punto di vista, è sempre quella della semplicità. Ho constatato personalmente che suonare in registrazione come si suona di solito č la via migliore per ottenere risultati soddisfacenti e in tempi relativamente brevi. Il trucco č uno solo, non ci sono trucchi. Quanto alla tensione che molti hanno quando si registra dico di non aver timore di sbagliare, al massimo si riprende da dove si č lasciato, take it easy!

6. Domanda per gli amanti del doppio pedale: che strumentazione usi e come setti i tuoi pedali?

Attualmente ho 2 doppi pedali (un Tama Iron Cobra Chrome Edition e uno standard) e 2 coppie di singoli (2 Iron Cobra e 2 DW 7000, entrambi degli anni ’90). Per quel che riguarda il settaggio ogni pedale ha un setting differente sulle molle, ad esempio i tama singoli e il doppio Iron Cobra normale hanno un settaggio pių morbido (sui singoli uso molle molto tirate ma pių lunghe), mente i singoli DW il Cobra cromato hanno una regolazione pių dura. Il mio obiettivo è di riuscire a raggiungere la stessa velocitā con 4 settaggi diversi per abituare il piede a varie tensioni. Questa cosa si è rivelata molto utile nelle volte in cui mi è capitato di suonare con pedali non miei.

7. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Musicalmente parlando siamo al lavoro sui nuovi brani di Stormlord e Screaming banshee, a breve lo saremo anche con gli Arkana Code, a Novembre partiremo in tour con gli Scuorn e da Settembre riprenderō con le scuole di musica, in tutto ciō ho in programma di fare qualche clinic, in questi giorni siamo al lavoro sul videoclip dei Gravestrone, di carne al fuoco ce n’č sempre tanta!

8. Esiste ancora il progetto three ways of metal?

Certamente! Il progetto č sempre vivo e non vediamo l’ora di poter riprendere, ultimamente non abbiamo davvero avuto il tempo a causa dei crescenti impegni di tutti e tre, ma la voglia di ricominciare e l’amicizia che ci lega da tempo ci faranno rimettere presto in moto questa creatura!

9. Qualche tempo fa hai avuto modo di aprire la clinic di Derek Roddy a Roma, come č stata questa esperienza?

E’ stato uno dei pių bei giorni della mia vita! Derek credo sia una persona speciale, con un bagaglio tecnico infinito e soprattutto una disponibilitā e un’umanitā pazzesche! La clinic si č svolta all’aperto con le batterie al centro e la gente intorno per volere di Derek. Voleva una cosa intima, un clima amichevole, voleva una famiglia di musicisti intorno a lui, la sua esibizione č durata una cosa come 4 ore, non si č risparmiato un momento, non si č tenuto dentro un’informazione che fosse una, non ha avuto segreti, ha condiviso se stesso in tutto e per tutto. Non č stata una semplice clinic, è stata una lezione di vita!

10. Concludi come meglio credi, grazie per il tempo che ci hai concesso!

Grazie innanzitutto a voi per avermi concesso questo spazio. Voglio lasciare un messaggio a chi coltiva il sogno di vivere di musica: “non abbandonate mai i vostri sogni, siate sempre contenti ma non accontentatevi, date sempre il massimo, siate umili, ringraziate sempre voi stessi per il lavoro svolto, godetevi il viaggio e non mollate mai!”

Intervista a Manu Pes

Manu Pes è considerato uno dei migliori chitarristi hard rock/Heavy Metal della Sardegna, negli anni ha militato in tante formazioni e registrato diversi dischi. E’ per noi un piacere intervistarlo per il nostro Blog!

 

  • CIao Manu, benvenuto al Bateras beat Blog, presentati ai nostri lettori.

Salve a tutti e grazie per questa intervista, sono onorato!

  • Sei considerato uno dei migliori chitarristi hard rock della scena isolana, quando e come hai iniziato a suonare?

Grazie del complimento! Beh, innanzitutto anche se oggi suono la chitarra, il mio primo approccio con uno strumento è stato con la batteria, ed eravamo a metà anni ’90. La musica è stata la mia migliore amica fin da quando ero piccolo, in fondo sentivo di doverla creare, ma non sapevo neanche da dove cominciare. È stato un po’ per caso che ebbi l’occasione di partecipare a dei corsi di batteria, organizzati nell’oratorio del mio quartiere. Eravamo in tanti, solamente dei ragazzini, e potevamo suonare per pochissimi minuti a testa una volta a settimana, lo stretto necessario per farci capire come funzionasse questo strumento. Comprai delle bacchette e iniziai a “suonare” tutti i giorni battendo sulle mie gambe, esercitandomi a trovare a orecchio svariati pezzi: molti erano brani degli album anni ’90 dei Black Sabbath, ma lo facevo anche con alcune canzoni di Nevermind dei Nirvana. È in questo modo che incominciai a far parte di alcuni gruppi, dove si suonava tra amici, e potei mettere a frutto le nozioni imparate all’oratorio.

Oggi può far sorridere, ma in quegli anni gli oratori erano posti in cui ci si dava parecchio da fare per aiutare i ragazzi; in quegli stessi anni però me ne dovetti allontanare, dato che il clima di sospetto nei confronti dei metallari si faceva pesante. Tutti ormai conoscevano Marilyn Manson, e i vari personaggi controversi del Black Metal brucia-chiese, e il pregiudizio era dietro l’angolo.

Col tempo iniziai a sentire che qualcosa mancava: nonostante fossi il batterista in alcuni gruppi, potevo effettivamente suonare solo poche ore a settimana, e sentivo che non era più abbastanza. Così scelsi la chitarra, l’unico strumento con cui potevo suonare tutti i giorni, sempre e ovunque. Non era nelle mie intenzioni diventare un bravo chitarrista, e onestamente non so nemmeno dire come ho fatto ad imparare. Semplicemente prendevo la mia Fender acustica, e la suonavo. E pensare che i prof alle medie mi dicevano che ero negato per la musica!

  • Hai militato in numerose band negli anni quali sono quelle di cui hai un ricordo migliore?

Uno dei ricordi più belli è legato al mio periodo da batterista, quando entrai a far parte degli Sweet Abysses. Era una band doom metal, in cui dovetti sostituire un amico per un anno. Non doveva essere una soluzione a lungo termine, cosa per cui molti storcevano il naso e rifiutavano. Io invece pensai che fosse una occasione perfetta per fare esperienza e accettai; infatti fu un gran bel periodo per me. Mi dispiacque solo che questo gruppo validissimo non riuscì mai a realizzare qualcosa di concreto e finì per sciogliersi, un classico da queste parti.

  • Hai registrato le chitarre per l’ ultimo disco della band storica ROD SACRED, puoi dirci qualcosa di più a riguardo?

Posso dire questo: inizialmente mi contattarono perché erano nella m*rda più totale! Avevano in ballo un contratto discografico che garantiva loro la pubblicazione del nuovo album con incluso il disco storico d’esordio, ma erano in ritardo con la consegna delle registrazioni, o meglio le registrazioni stesse erano in ritardo, essendo rimasti a corto di chitarristi. Tutto ciò metteva a rischio questa importante occasione. Io ero interessato, ma fui chiaro da subito: se volevano me, mi avrebbero dovuto aspettare per un po’, ma date le loro necessità erano liberi di rivolgersi a qualcun’altro. Io infatti, in quel momento ero già al lavoro sul disco della mia band, avevo già ingaggiato il turnista e affittato il suo studio di registrazione, e non potevo mollare il mio progetto a metà, o dividermi tra queste due cose contemporaneamente. Nel frattempo c’erano altre cose che si sommavano: il lavoro, le lezioni di chitarra coi miei allievi, e un periodo molto duro in cui il mio cane, di ben 15 anni, aveva bisogno di continue cure e attenzioni. Tutto ciò faceva di me la persona meno adatta a unirmi a un’ulteriore progetto: nonostante tutto, insistettero ugualmente e, senza scendere nei dettagli, alla fine riuscimmo a registrare le tracce, con in vista la possibilità di entrare a far parte del gruppo nel momento in cui sarei stato meno impegnato. In seguito ho preferito ridefinire le mie priorità, ma in ogni caso sono stato molto contento che, pur con tutti i sacrifici, siano andati avanti, e auguro loro di continuare così!

  •  Tempo fa hai registrato il tuo primo disco solista, come è stata la risposta del pubblico? Quando pensi ne farai un altro?

Innanzitutto premetto che il pubblico qui è fatto di musicisti e di persone che fanno parte della scena musicale, e mi dispiace dirlo ma la verità è che in tanti, anche molte persone a me vicine, hanno preso le distanze già nel momento in cui iniziavo anche solo a progettare di intraprendere questa strada. Nonostante la dose di indifferenza, questo lavoro mi ha dato anche, e soprattutto, la possibilità di conoscere nuova gente, ed è proprio da queste persone che ho ricevuto dei feedback molto positivi. Ho inziato a insegnare, ho potuto collaborare con musicisti di un certo calibro; primo tra tutti è proprio Raphael Saini, che ho sempre stimato molto. Questi risultati per me valgono come una rivincita personale, è stato un po’ come riprendere da dove avevo lasciato, quando nel 2002 stavo per fare proprio con lui il mio primo disco strumentale, fermato soltanto dalle mie mani, massacrate dal lavoro che allora svolgevo. Per anni non mi ritenni abbastanza in forma da riprovarci, ma da allora tutto si è evoluto, e le idee hanno continuato a crescere. Al momento devo dire che ho tantissimi spunti e del materiale che sono in fase di sviluppo. Mi riferisco soprattutto ai Last Melody, la mia band, che in pratica è un’altra estensione di me stesso e della mia musica. Il prossimo lavoro avrebbe dovuto essere già là fuori adesso, avevo progettato di completarlo a fine 2016, e in effetti tutte le tracce erano pronte e già registrate. Mancavano solo le sessioni per la voce, ma ci sono stati dei problemi col cantante. E dopo un anno di tempo, energie e soldi spesi per realizzare questo progetto, al momento è in attesa di un cantante degno di cantarci sopra. Intanto, per rimediare a questa delusione, abbiamo un singolo pubblicato di recente, “Bewitched”, e del nuovo ulteriore materiale è in corso di realizzazione.

  •  Cosa ne pensi della scena musicale Sarda ? Quali sono le cose che cambieresti?
Considerato quanti eventi di ogni tipo vengono proposti, tra concerti di grandi band, clinic dedicate alla chitarra, alla batteria, alla voce, fatte con grandi personaggi, penso proprio che la scena musicale sarda sia meravigliosa. Non si può certo dire che qui in Sardegna non venga organizzato mai qualcosa di interessante! Più in generale, si può sempre contare su un vasto assortimento di tribute band, che sembrano andare per la maggiore tra il pubblico. Non mancano gruppi che suonano musica propria, validissimi e interessanti, che si guadagnano una certa fetta di pubblico anche loro. Ce n’é per tutti i gusti sicuramente!
Ah e poi ci sono i social, dove c’è una scena musicale a parte: ci si possono trovare soltanto i migliori critici, recensori e opinionisti dell’ambiente! Dei quali però non si capisce esattamente quali siano le competenze musicali.
Sia come sia, per me cercare di cambiare qualcosa a riguardo, significherebbe cercare di cambiare le persone. Il contesto è un ambiente adulto, e non sono qui per dire agli altri come dovrebbero comportarsi. Io credo che ognuno sia l’artefice del proprio destino, e in questa prospettiva tutte le cose vanno come devono andare: per me non c’è niente da cambiare.
  •  In quali progetti musicali sei coinvolto in questo momento?

Al momento, come dicevo prima, sto concentrando i miei sforzi per mandare avanti il mio gruppo, i Last Melody. Spesso ricevo anche delle proposte per suonare cover e per delle tribute band: la cosa mi lusinga e devo dire che in certi casi ci sarebbe da guadagnarci. Però ora come ora mi sento più appagato nel fare la mia musica, e nell’insegnare chitarra.

  • Cosa dobbiamo aspettarci in futuro da te?

Per quanto riguarda il futuro, quel che è certo è che continuerò a suonare e a comporre la mia musica. Probabilmente le prossime uscite saranno i brani dei Last Melody a cui sto lavorando. Proprio riguardo a ciò, voglio approfittare di questa occasione per ringraziare il vostro direttore Raphael Saini, perché per merito suo ho la possibilità di esprimermi musicalmente al massimo: con lui, in breve tempo riesco a realizzare tutto quello che mi passa per la testa. Con queste premesse, penso che ci sarà da aspettarsi della bella musica! Un saluto ai lettori, e un grazie a Bateras Beat Sardegna per questa intervista!

 

 

Intervista a JACOPO VOLPE batterista di SALMO e VANILLA SKY

In occasione delle sue 2 masterclass in terra Sarda abbiamo fatto 2 chiacchiere con Jacopo Volpe, attuale batterista del rapper SALMO e della band VANILLA SKY.

  • Ciao Jacopo come vanno le cose?

Ciao a tutti! Qua tutto bene, spero anche voi.

  •  Hai attualmente uno dei ‘gig’ più grossi in Italia: come sei finito a suonare con Salmo? puoi raccontarci come sei subentrato tu alla batteria?

Anni fa mi trovavo con i Vanilla Sky a suonare in Sardegna e suonammo insieme ai Dealma. All’interno dello show dei Vanilla avevo un piccolo “solo” dove mi ero costruito una base musicale con risvolti hip-hop, dubstep, dnb. Dopo l’esibizione mi ritrovai a parlare con i ragazzi della band ed è uscito il nome di Salmo. Un paio di loro mi dissero di conoscerlo ed io risposi loro che lo stimavo molto ed avrei suonato volentieri per lui. Fatto sta che tornando a Roma decisi di registrare una drum cover di una posse track dei ragazzi della Machete con dentro anche Salmo. Postai il video sui vari social e si creò un discreto hype intorno al video e quindi decisi di chiedere un contatto più diretto per arrivare a Salmo. Ottenuto il contatto, gli scrissi dicendogli che mi avrebbe fatto molto piacere collaborare, magari live e lui mi rispose che la band per il tour era già stata fatta ed erano già in sala prove a preparare il tour, ma che comunque un modo di collaborare nel tempo l’avremmo trovato. Fatto sta che io continuai a suonare con i Vanilla e poi iniziai collaborazioni studio e tour con artisti del mondo hip hop: Coez e poi il duo Gemitaiz e Madman. Nel corso del tempo iniziai ad incontrare Salmo in giro a qualche serata e ci scambiammo qualche messaggio fino a quando ad inizio del 2016 mi scrisse dicendomi che stava rifacendo la band per il nuovo tour e che sarebbe stato entusiasta ad avermi come batterista. Il resto è storia documentata 🙂

  • Cosa puoi dirci riguardo la reunion dei vanilla sky? sarà difficile incastrare le loro date con quelle di Salmo?

La reunion dei Vanilla Sky nasce dalla volontà di tutta la band, dopo qualche anno lontano dai palchi italiani, di tornare a suonare nel nostro paese, in occasione del decennale dell’album “Changes” che ha segnato il momento migliore della band. Non credo sarà difficile incastrare le date, perché in entrambi i casi le organizzazioni dei vari tour, si stanno muovendo per tempo e si eviteranno accavallamenti.

  • Hai studiato con tanti maestri sapresti elencarci e raccontarci cosa hai imparato da ognuno di loro?

Ho avuto modo di studiare con molti maestri diversi, specialmente quando ero più piccolino. Inizia con Andrea De Petris a 4 anni. Non riuscivo neanche ad arrivare ai pedali, ma lui riuscì lo stesso ad impostarmi sullo strumento. Successivamente iniziai a studiare con Francesco De Chicchis, un piccolo periodo con Maurizio Boco che dopo pochissimo tempo mi lasciò nelle mani del suo alunno prediletto: Roberto Pirami. Con Roberto si apre una storia bellissima e soprattuto si instaura un rapporto d’amicizia, che coltiviamo tutt’ora. Con Roberto ho studiato dai 9 ai 13 anni e poi dai 19 ad oggi. Roberto oltre ad essere un maestro preparatissimo dal punto di vista tecnico, nel corso del tempo ha fatto un grande lavoro nella mia testa, cercando di sbloccare dei meccanismi che a volte mi rallentavano e sopratutto è riuscito a darmi un metodo di studio, che per un ragazzo scolasticamente indisciplinato come me, non era facilissimo. Nei periodi in cui non ho studiato con Roberto, ho fatto qualche lezione con Cristiano Micalizzi, dal quale ho imparato moltissimo sotto il punto di vista del timing e della pulizia, sopratutto in studio. Ho avuto una piccola parentesi di due mesi di studio al Drummers Collective di New York, dove ho avuto il piacere di confrontarmi con insegnanti d’oltreoceano come Jason Gianni e Peter Retzlaff, che mi hanno trasmesso tanto. Il primo molto ferrato su poliritmie e tutto il mondo dei chops, ed il secondo è un cultore della dinamica e della pulizia del suono.

  • Cosa stai studiando attualmente?

Attualmente stando molto in giro in tour, non ho la possibilità di mettermi lì seduto a studiare quanto vorrei e dovrei. Diciamo mi limito molto ad un po’ di routine tra rudimenti vari, indipendenza degli arti, incastri etc. Sto cercando di imparare e rubare molto da tutte le persone con cui condivido il palco nei vari festival e nei momenti di relax cerco di aiutarmi un po’ col web, surfando su youtube, alla ricerca di nuove ispirazioni. Ultimo ma non ultimo, cerco nei momenti liberi di andare a vedere concerti, jam session o anche condividere esperienze con altri colleghi. Credo che anche questo sia un ottimo metodo di studio.

  • Come é cambiata la tua carriera da quando suoni con salmo?

Tantissimo. Ville, eccessi e macchine veloci!!! Scherzi a parte ovviamente la mia carriera è cambiata in meglio. Ho molti più occhi addosso e sicuramente è un bigliettino da visita importante, vista la grandezza dell’artista in questo momento. Oltretutto Salmo stesso, da grande fan della batteria mi mette sempre in primo piano e mi lascia un sacco di spazio.

  • Come ti prepari per un tour?

Cerco di prepararmi al meglio gli arrangiamenti, anche se storicamente per metterli a punto servono sempre un paio di date. Cerco anche di prepararmi fisicamente per affrontare al meglio le fatiche del tour, sia sul palco che sopratutto nella vita on the road.

  • E’ stato difficile replicare le psrti di batteria di Travis BARKER?

E’ stato un trip psicologico abbastanza duro. Ovviamente la paura iniziale era quella di non soddisfare le aspettative di Salmo in primis e di tutti i suoi fan. E’ stata una grandissima responsabilità. Più che l’aspetto tecnico delle parti, mi spaventava molto di più ricreare l’intenzione ed il flow di un altro batterista. Se in più ci metti che il batterista in questione è un personaggio del calibro di Travis Barker, le responsabilità aumentano.

  • Cosa c é da aspettarsi dalle tue clinic in Sardegna?

Spero di trasmettere e comunicare al meglio quelle che sono le mie esperienze, soprattutto live. Non sarò assolutamente quello che si metterà a spiegare un paradiddle o parlerò a fondo di tecniche, esercizi e varie, ma preferisco affrontare altri aspetti che spesso nessuno ti spiega, come la prontezza nel risolvere certi disagi live, la preparazione di un live, l’interazione con i computer e le sequenze, l’utilizzo dei trigger e l’arrangiamento di brani originariamente concepiti con drum machine o batterie programmate.

  • Concludi come meglio credi

Non vedo l’ora di venirvi a trovare nella vostra bellissima terra, che mi regala sempre grandi momenti. Spero di riuscire a trasmettervi al meglio tutta l’esperienza accumulata in questi anni e spero sopratutto di catturare la vostra attenzione con quello che sarà il mio set.

 

BATERAS BEAT INTERVISTA JOE PERRINO

BATERAS BEAT INTERVISTA JOE PERRINO

Bateras Beat Blog inizia la sua avventura  intervistando
una icona vera e propria della musica Sarda: JOE PERRINO ( “Joe Perrino & The Mellowtones”,  “Grog ” ,”Elefante Bianco” etc etc).
  • Ciao Joe benvenuto al Bateras Beat Blog, come vanno le cose?

 

Attualmente molta carne al fuoco , preparazione mini new cd grog x la Minotauro – in attesa uscita ” canzoni d”amore a mano armata ” Joe and Missy mio new project – riattivato progetto operaio romantico – tour nazionale del prog, storie di vita mala all’ interno del sound for Social ( concorso band emergenti europeo di cui noi siamo testimonial)
  • Non possiamo non chiederti qualcosa riguardo la reunion degli Elefante Bianco? C’è da aspettarsi qualcosa oltre il live alla cueva?
Un atto dovuto ai nostri fan che abbiamo lasciato in silenzio senza un saluto, poi ci sarà l’ uscita di un cofanetto con i due cd più inediti … Poi chissà….
  •  Sei stato coinvolto in tantissimi progetti musicali, a cosa stai lavorando in questo periodo?
Risposto nella prima… anzi dimenticavo sto lavorando insieme ad una squadra di artisti ad un film documentario sui detenuti sponsorizzato dalla fondazione di Sardegna (banco di Sardegna) e registrare in una vecchia casa campidanese in live lavoro operaio romantico.
  • 4) Come vanno le cose in Casa Grog? State lavorando al disco nuovo?
In casa grog si vola contratto con Minotauro Records x prox cd un sacco di ospiti importanti e tanto live Siamo anche in un fumetto di un disegnatore x la Marvel
A proposito ormai son legato a doppia mandata con Bateras Beat visto la collaborazione prima con raff Saini ottimo batterista e sopratutto amico , e due suoi collaboratori ormai miei soci nei grog Marcello Capoccia bassista roccioso ” un tank”  e Gabriele da me sopranominato Philty animal Lobina un bel pestatore preciso e groovoso che mi ricorda philty animal taylor dei Motorhead storici. Quindi lunga vita a Bateras infinito bacino di professionisti!!!! 
  •  Hai potuto suonare con la tua band Mellowtones di supporto ai Litfiba negli anni 80, che ricordi hai di quel periodo? Cosa pensi sia cambiato nella scena da quel tempo ad oggi?
 Si suonava tanto a quei tempi non c’era internet ma più attenzione da parte di pubblico e addetti ai lavori ora la situazione e cambiata e difficile emozionare anche xché i media cercano di inculcare a tutti cose trasgressiva standardizzate fonte inutili e la gente si abitua si stufa e tutto sembra finto .. Negli anni 80 era più genuino e sudava tanto anche il pubblico
  • segui la scena Italiana? Che gruppi ti piacciono?
non seguo più niente in particolare a meno che non capiti di scoprire band come ” blackberry smoke ” che adoro al momento il resto non so .. Ultimo nick cave e altra roba …
  •  Che consigli daresti ai musicisti emergenti?

Andare via dall’ Italia finché si è in tempo, studiare l inglese ….

  •  come vedi il futuro della musica in Sardegna?

Il futuro della musica in Sardegna sicuramente in evoluzione o autodistruzione …..

  •  Grazie per il tempo concessoci, concludi l’ intervista come meglio vuoi!

A morti Is carrognasa che è il mio nuovo motto una sorta di amuleto contro gli invidiosi di cui la madre e sempre gravida , e bateras beat merita protezione usatelo come slogan con la mia benedizione e augurio di un buon futuro a te RAF te lo meriti tutto tu e i tuoi collaboratori …… Bomba

 

 

 

 

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